giovedì 17 febbraio 2011
Visto che il nostro cuore è un pozzo senza fondo può donare a tutt’il mondo energia in quantità. I versi del prof. Lucio Scibilia alla vigilia del nuovo appuntamento con M'ILLUMINO DI MENO
M’ILLUMINO DI MENO (prof. Lucio Scibilia)
Il comune di Carotto
è davvero intraprendente
sempr'idee ha nella mente
e mai fermo non si sta
Questa volta a Villa Fondi
di energia vuole parlare
e di quel che si può fare
per poterla risparmiar.
Le risorse della terra
non son proprio illimitate,
se le abbiam tutte sprecate
che potremo mai lasciar
a chi vien dopo di noi
e ha il diritto di trovare
qualche cosa per campare
con un po' di facoltà.
Cosicché questo risparmio
non è solo economia
ma ci mette in armonia
con l'intera umanità.
Un bel gruppo di persone
è per questo intervenuto
a portare un contributo
o soltanto ad ascoltar,
ed ognun tornando a casa
riferisce alla famiglia
al consorte e pure ai figli
che si deve sparagnà
LUCE
Se il figlio ch'è distratto
lascia a stanza illuminata
ci fa subito 'a cantata:
“tu 'a luce li ja stuta!”,
e po' 'sta televisione
perché sta semp'appicciata
tanto fa sule cazzate
e cultura non ne da.
Poi col forno la mogliera
da matina fino a sera
nforna e sforna cu piacere
pizze e dolci in quantità,
che a mangia tutta sta rroba
ci vorrebbe un reggimento,
e'a bulletta intanto aumenta
per lo sfìzio 'e mpastucchià.
Maggior colpa dello spreco
sopratutto è del progresso
che ci spinge appres'appress
sempre a farci consumar,
ma se siamo un po' accorti
luci e forno un pò 'abbassati
la TV più moderata
un risparmio si può far.
GAS
Ma l’ENEL non è la sola
energia da risparmiare
altro ancor c'è da aggiustare
nella quotidianità.
Quest'inverno per esempio
si presenta brutto assai
ed allora sono guai,
freddo e neve in quantità.
Il barile lo sceicco
venderà sempre più caro,
più del freddo sarà amaro
il gasolio da pagar
e purtroppo siamo entrati
nella morsa dell'impegno
siamo indotti nel bisogno
e per forza amm' accatta.
Una volta la famiglia
tutt'attuom'o testulillo
con la nonna co' rennillo
tante storie a raccontar,
Certo non si può tornare
proprio a quella condizione
tuttavia il termosifone
lo possiamo un po' abbassar
Col termostato ridotto
e il calore giusto giusto
forse c'è anche più gusto
e si può meglio campar,
chi l'ha detto che inta a casa
amma sta tutti sbracciati,
cu na maglia chiù accullata
freddo non si sentirà.
BENZINA
Ma ancora altro risparmio
lo farà il cittadino
se fa caso alla benzina
che potrebbe razionar.
Non si deve usare l'auto
anche per andar vicino
meglio metters'in cammino
ed a piedi sgambettar.
Sono almeno tre i vantaggi
di una tale decisione:
per la via troviam persone
che da tanto non vediam,
risparmiamo il carburante,
e salviam l'atmosfera
dal mattin fino alla sera
se ci piace passeggiar.
Perché l'unico risparmio
che giammai si deve fare
sarà quel del camminare
sempre che ce la facciam.
In tal modo ricavando
da noi stessi l'energia
troveremo un'allegria
e una gioia di campar,
specie se quest'energia
la usiamo per amare
ed il prossimo aiutare
nelle sue difficoltà-.
Visto che il nostro cuore
è un pozzo senza fondo
può donare a tutt’il mondo
energia in quantità.
martedì 1 febbraio 2011
M'illumino di meno 2011 - Piano di Sorrento si illumina di tricolore ...
Il 18 febbraio 2011 torna M’illumino di meno, la nota campagna radiofonica sul risparmio energetico organizzata dalla trasmissione radiofonica di radio2 rai “Caterpillar”.PROGRAMMA:
Ore 17.30
Accoglienza partecipanti e presentazione manifestazione
Ore 18.00
Spegnimento dell’illuminazione di Villa Fondi, dei monumenti della città. Riduzione dell'illuminazione pubblica su tutto il territorio comunale.
Ore 18.15
Ensamble Georges Bizet e Associazione Tertium Millennium. Esecuzioni di arie del melodramma italiano.
Magic Medley Ballet di Marilina Iacono. Coreografie su arie classiche.
Letture al buio con la partecipazione dell'UNITRE, passeggiate tra i viali a lume di candela.
Degustazione di prodotti “tricolore” a cd. "Km zero".
lunedì 15 febbraio 2010
LE EMOZIONI DI "M'ILLUMINO DI MENO" A VILLA FONDI
Un successo ... e non aggiungiamo altro.
Questa "seconda volta" di "M'illumino di meno" a Piano di Sorrento, nonostante il tempo pessimo (pioggia a catinelle!!!), si è rivelato assolutamente un successo.
Merito di un programma ricco più che mai, con la musica dell'Ass. Musicale Tertium Millennium, dell'Ensamble "G. Bizet"; con le "poesie al buio" dell'UNITRE, in particolare l'esperimento spontaneo del preside Scibilia, capace di preparare per l'occasione una splendida e ironica poesia, e poi il buon cibo, offerto dalla Sig.ra Annamaria Scala, iscritta alla Coldiretti, che nonostante qualche fiocco di neve, da Montechiaro ha regalato ai numerosi ospiti pane casereccio, pane con le olive, pane con le noci il tutto innaffiato da ottimo olio e buonissimo vino ...
Pane accompagnato poi da assaggi di caciottine e mozzarelline, del Caseificio Apreda di Sorrento ...
Ma l'argomento ambiente - risparmio - energia "alternativa" è stato in più momenti toccato con gli interventi del Dott. Carlos Bustamante dello Studio Tecnico 3 di Piano di Sorrento, coadiuvato dall’arch. Calvanese che ha presentato un prototipo di captatore di luce solare . Questo strumento si compone di tre parti: un sistema di captazione della luce solare, un diffusore a lenti e una tubazione a films in acrilico e può adattarsi alle varie coperture delle abitazioni, variando il diametro delle tubazioni. Tra le altre soluzioni proposte nella splendida cornice delle sale di Villa Fondi di risparmio energetico : un’ampia gamma di leds, nonché tecnologie che utilizzano gli ioduri di metallo. I lavori dei ragazzi delle scuole Medie "Amalfi - Massa" e dell'Istituto Nautico "N. Bixio" hanno fatto da cornice ad una serata che, come ha ricordato il Sindaco nel suo intervento "è anche cultura" e come ha ribadito il Dott. Biagio Verdicchio, presidente dell'Ass. Archimede, promotrice della serata "è segnale di eredità da dare ai giovani: oggi festeggiamo, ma il vero illuminarsi di meno lo si è vissuto nelle scuole e nelle classi che hanno affrontato queste attualissime problematiche".
L'Ass. Archimede ringrazia in particolare il lavoro dei suoi giovani, nell'allestimento della serata, e nella pubblicità dell'evento; un grazie infinite al dott. Carlo Pepe, responsabile settore - cultura che ha aderito fin da subito all'iniziativa voluta fortemente anche quest'anno ...
l'aapuntamento non resta che darcelo al prossimo anno ... nei oprossimi post pubblicheremo le foto della serata, scattate per noi dalla giovane associata Raffaella Valcaccia
mercoledì 13 gennaio 2010
PROGRAMMA "M'ILLUMINO DI MENO"2010 - PIANO DI SORRENTO
Anche quest'anno l'Ass. Culturale Archimede e la Città di Piano di Sorrento festeggeranno "M'illumino di meno", giornata internazionale del risparmio energetico.Ore 17.30
Presentazione
Ore 18.00
Spegnimento dell'illuminazione di Villa Fondi e dei monumenti della città.
Riduzione dell'illuminazione pubblica su tutto il territorio comunale.
Ore 18.15
Associazione Tertium Millennium - Esecuzioni di brani a cappella.
Letture al buio con la partecipazione dell'Unitrè
Concorso per la presentazione di progetti e prototipi di energia alternativa.
Passeggiate tra i viali a lume di candela e degustazione di prodotti a cd. "Km zero".
sabato 9 gennaio 2010
Pronti a "riaccendere" le emozioni

L'Ass. Archimede è fiera di riproporre per il secondo anno consecutivo, la manifestazione "M'illumino di meno" la Giornata del Risparmio Energetico lanciata dalla popolare trasmissione radiofonica Caterpillar, in onda su RAI Radio 2. Ancora una volta ci ritroveremo a Villa Fondi, con più realtà associative coinvolte e soprattutto con un programma che si allargherà a tutto il mese di febbraio.
iniziativa
Venerdì 12 febbraio 2010 si celebra - in veste completamente rinnovata - la sesta edizione di “M’illumino di meno”: la Giornata del Risparmio Energetico lanciata dalla popolare trasmissione radiofonica Caterpillar, in onda su RAI Radio 2. Dopo il successo delle scorse edizioni, con l’adesione di migliaia di ascoltatori e di intere città sia in Italia che all’estero, quest’anno l’invito a rispettare un simbolico “silenzio energetico” si trasforma in un invito a partecipare a una festa dell’energia pulita.
In questi anni, grazie al supporto di istituzioni, scuole, associazioni, aziende e privati cittadini, abbiamo contribuito alla diffusione di una maggior consapevolezza sulle conseguenze del consumo indiscriminato di energia: la riduzione degli sprechi e l’attenzione alle fonti alternative sono diventate parole d’ordine familiari per i nostri ascoltatori. Sulla scia di questa nuova sensibilità, è giunto il momento di fare un passo avanti rispetto allo spegnimento simbolico in nome del risparmio e di proporre un’accensione virtuosaall’insegna dello sviluppo delle energie rinnovabili. In questi anni abbiamo imparato a risparmiare, ora impariamo a produrre meglio e a pretendere energia pulita.
Allo stadio attuale della ricerca tecnologica è già possibile produrre energia con il sole, il vento, il mare, il calore della terreno o con le biomasse. Facendo appello all’inesauribile ingegno italico invitiamo tutti, dagli studenti ai precari, dalle aziende in crisi alle amministrazioni comunali, a misurarsi con la green economy adottando un sistema pulito per accendere tutti insieme le luci il 12 febbraio 2010. L’intento è duplice: da un lato verificare in prima persona che le tecnologie attualmente disponibili sono efficaci e rappresentano alternative realistiche, dall’altro dare un segnale simbolico di fiducia nelle energie rinnovabili e nello sviluppo di un modello di economia sostenibile.
Nelle piazze spente di tutt’Italia si accenderanno luci “virtuose” alimentate a energia rinnovabile o dimostrazioni creative di consumo efficiente, per testimoniare il passaggio da un sistema ormai al collasso ad una gestione più “illuminata” del nostro futuro. Per raccontare questa festa dell’energia pulita, il 12 febbraio Caterpillar andrà in onda eccezionalmente dai Mercati Traianei in Roma, coinvolgendo cittadini, scuole, istituzioni e associazioni in una rassegna di luci belle, creative e pulite, escogitate ad hoc, con un concerto finale rigorosamente a impatto zero.
La campagna di M’illumino di meno si protrarrà dal 4 gennaio al 12 febbraio dando voce al racconto delle idee più interessanti e innovative per produrre e distribuire l’energia in modo pulito, responsabile e sostenibile. Una torcia a energia pulita viaggerà per l’Italia, sul modello del tragitto della fiaccola olimpica, alla ricerca di punti di rifornimento a fonti rinnovabili, per giungere fino a Roma e “accendere” la festa del 12 febbraio. Su www.caterpillar.rai.it, sarà possibile segnalare la propria adesione e trovare tutti i materiali per diffondere l’iniziativa nei posti di lavoro, a scuola o nella propria città.
A metà della prossima settimana il programma completo dell'iniziativa, vi invitiamo già tutti ad aderire!!!
giovedì 8 ottobre 2009
Da Novara ... il viaggio de "Il Mulino" continua ...


Irene Spagnuolo è una scrittrice, una blogger, titolare dell'Irene Art Cafè a Novara.
Sul suo Blog,( http://spagnuoloirene.blog.lastampa.it/ )ha recensito l'ultimo lavoro editoriale di Biagio Verdicchio e Domenico Palumbo, "Il Mulino di Sophia". Riportiamo di seguito la recensione:
Due giovani autori compiono un viaggio di riflessione su Virtù e valori per l’uomo di domani. L’incontro con la conoscenza, la ricerca, la meditazione. E il desiderio di trovare un filo conduttore, un significato, un’anima che sia per l’uomo sociale scopo e riferimento dell’esistenza. Domenico Palumbo e Biagio Verdicchio si cimentano in un’opera intensa e profonda di valutazione della nostra cultura e del nostro costume alla luce di quel frenetico e triste sbando umano e ideologico che è alla base della grave crisi che attraversiamo. Una crisi di orientamento, una crisi psicologica, una crisi storica. Una sorta di bufera che ha acuito le lacerazioni, impoverito le relazioni, frantumato l’ordine dei pensieri, delle aspirazioni, dei principi diffusi.
giovedì 3 settembre 2009
"L'eroe è per noi chi fa il proprio dovere" - INTERVISTA DE "IL CENTRO" AGLI AUTORI DE "IL MULINO DI SOPHIA"
Sul numero di Agosto del mensile Il Centro (Direttore Fabrizio d'Esposito), è apparsa una intervista ai due giovani autori de "Il Mulino di Sophia". Rita Stinga ha voluto incontrare prima di ferragosto Biagio Verdicchio e Domenico Palumbo. Ne è uscita questa intervista che gentilmente la redazione ci concede di riproporla sul nostro blog

Domenico Palumbo e Biagio Verdicchio sono gli autori del libro "II Mulino di Sophia " presentato per la prima volta il 20 luglio nella sala consiliare del Comune di Sorrento. Li abbiamo incontrati per voi.
Come è nata l'idea di scrivere un libro insieme?
Domenico: Scrivere un libro a quattro mani comporta un cambio di prospettiva. Per carattere ho difficoltà a riuscire ad accettare un punto di vista diverso, quando sia fondato su principi del tutto particolari. Biagio ha il pregio di riuscire a motivare le sue argomentazioni e questo ti porta se non a mettere in discussione il tuo punto di vista almeno a relazionarti con un punto di vista diverso. Questo incontro - scontro tra le nostre idee ha avuto spesso i connotati di ironia pura. Abbiamo due modi differenti di scrivere e due modi di fondare le affermazioni con due cri-teri diversi. Ed è stato bello, da parte mia, poter ritrovare quello che si ritrova nei libri di filosofia antica e che cioè la verità o il punto di vista fondamentale non è mai frutto di un solo pensiero, ma nasce all'interno del confronto e del dialogo con altri punti di vista. Anche se io e Biagio abbiamo una formazione e un pensiero politico differente ci siamo trovati a dialogare sulle società, sul tema dei valori e dei giovani.
Biagio: Ci sono due punti di vista differenti però il bello è vederli fusi insieme e ben amalgamati come nel contesto di questo lavoro. Questo lavoro è sì un saggio ma mi piace riportare l'espressione dell'onorevole Bossa che lo ha definito «romanzo della vita». Per questo saggio ci siamo divisi i compiti: io ho curato la parte relativa ai personaggi mentre Domenico ha curato l'introduzione e la conclusione.
Domenico: Biagio ha il pregio di trovare giornalisticamente la forma più adatta di comunicazione. Per esempio io avrei trattato i personaggi diversamente: Biagio invece è riuscito a trasmettere quello che il personaggio voleva dire e lo ha fatto in maniera leggera.
Perché il titolo "II Mulino di Sophia"?
Domenico: L'idea è che la sapienza e la saggezza non sono qualcosa che hanno a che fare con un museo, con un tempio o con un laboratorio di ricerca. Per noi la saggezza ha a che fare con la quotidianità, per questo dovevamo cercare un'immagine che desse quest'idea, che fosse rappresentativa e non lasciasse dubbi di nessun tipo, quindi pensare a un mulino, pensare comunque a qualcosa che non c'è, perché noi non abbiamo più la percezione di che cosa è un mulino, vuoi richiamare l'attenzione, forse "donchisciottescamente", a quest'utopia cha abbiamo avuto di trasmettere qualcosa di nostro al lettore. Abbiamo realizzato un'impersonificazione metaforica della saggezza ai fornelli, che prende il frumento che poi è la vita in sé e lo trasforma, trasformandolo te lo fa consumare. La farina ci da, come ha sottolineato l'onorevole Bossa, speranza. Questa farina è la farina che costituisce il pane, il lavoro, ma è anche il pungolo per il lettore di doversi dare da fare. Non mi piace un'idea della sapienza che possa semplicemente consegnare un prodotto, mi piace l'immagine della farina della speranza, del sudore, del lavoro per cui ognuno di noi sia costretto e sia suo dovere fare un lavoro per conquistare un minimo di quella verità e di quella sapienza. Sophia è l'intento di legare i personaggi di oggi con il mondo antico: non esiste un sapere separato a compartimenti stagni tra passato e moderno, esiste un uomo che quando usa la sua razionalità si eleva in un altro piano che è comune agli uomini, a tutta l'umanità per cui non può esserci distinzione né per i tempi né per i luoghi. Abbiamo preso, scherzosamente e metaforicamente in prestito una divinità greca e l'abbiamo posizionata ai giorni nostri.
Biagio: Infatti il sottotitolo «virtù e valori» sono gli ingredienti di questo pane: un domani volendo trattenere il titolo "II Mulino di Sophia" possiamo riadattarlo per altri concetti che possono essere quello di politica, di patria e quindi costruire e preparare altro pane per la quotidianità.
C'è una pagina dedicata alle avvertenze per il lettore, perché?
Domenico: Nell’introduzione abbiamo svelato abbastanza al lettore, anzi, forse siamo stati troppo schietti e nelle avvertenze abbiamo sottolineato che il lettore può essere di due o più tipi: ognuno è libero di scegliere quale tipo di lettore essere.
Nell'introduzione si parte da questa domanda: «Ha senso parlare di valori nel mondo contemporaneo?».
Domenico: Questa è una provocazione che abbiamo preso dai tanti esperti che in tv o sulla carta stampata accusano le nuove generazioni di essere vuote. Noi abbiamo risposto come già Fabrizio De Andrè diceva e cioè che probabilmente non è vero che i giovani non hanno valori ma che è il mondo che non li ha capiti ancora perché sta in ritardo. I giovani hanno valori, però è la contemporaneità tutta che ha perso il senso di questo concetto che era della cultura greca, che è rimasto nella cultura romana, che è confluita nel pensiero cristiano, che è la virtù. Si è perso il valore originale dell’ aretè che era del mondo greco, che rimaneva all'interno della società. Noi vogliamo riportare democraticamente questo concetto, non legandolo ad una classe sociale ma a tutti color che possono diventare migliori di se stessi attraverso il riproponimento dei concetti di valore e di virtù. I giovani forse non sono lontani da questi valori ma forse hanno solo paura e forse questo smarrimento ci ha spinto a scrivere questo libro.
Biagio: Forse semplicemente questa società non da spunti per mettere in mostra valori e virtù che i giovani hanno o quello che pensano: sono ostacoli che un certo meccanismo crea automaticamente e che porta i giovani ad essere più restii del solito e lo dimostra il fatto che per lanciare un'iniziativa devi districarti tra mille e mille paletti.
Perché avete scelto proprio questi nove personaggi?
Biagio: Ho scelto questi nove personaggi perché parte del ricordo personale. Falcone e Borsellino non potevano non esserci non tanto perché la presentazione sorrentina è caduta in occasione del 17° anniversario della strage di Via d'Amelio. Io ricordo benissimo quell'anno, quindi la memoria che ritorna. Ho scelto anche personaggi che forse sono lontani da me come Indro Montanelli. L'idea di don Milani è nata dall'esperienza del servizio civile di Domenico e poi c'è Pietro Calamandrei che è quello che più mi ha colpito. Forse perché è il meno conosciuto o forse semplicemente perché padre della Costituzione e in questo momento in cui si parla sempre più di riforme è un richiamo all'unità. Perché 60 anni fa tanti soggetti profondamente diversi tra di loro si erano messi insieme per raggiungere un obiettivo, certo c'era un nemico comune da combattere ma hanno superato ogni separazione, ogni colore politico. Mi piace soprattutto l'immagine che lui usa della Costituzione come una macchina in movimento che ha bisogno di una spinta continua da parte di tutti noi. Calamandrei già aveva individuato cosa mancava per mantenere costante questo movimento, l'attivismo, ed è un po' la risposta che noi vogliamo dare con questo libro: cosa manca alle nuove generazioni? L'attivismo, l'impegno ma anche nelle piccole cose.
Qual è il vostro obiettivo con questo libro e qual è la soluzione che proponete affinché l'uomo di domani ritrovi virtù e valori?
Domenico: Ci sono due possibili soluzioni, come ci sono due tipi di lettori. Uno è racchiuso nella "Lettera all'italiano" che è quella di poter pensare di essere noi stessi non dei semplici italiani che si sentono tali solo quando ci sono le partite di calcio in tv, o che sono solo gli abitanti del territorio Italia ma uomini che culturalmente siano predisposti ad un incontro di mondi diversi. Quindi la soluzione iniziale è ottimistica: abbiamo criticato la società dicendo che esistono degli esempi a noi vicini di uomini e donne eccezionali che possiamo onorarci di chiamare semplicemente uomini. Ma il lettore può completare l'opera dimostrando ad altri che esistono virtù e valori che non sono stati ancora compresi. La soluzione pessimistica è quella di guardare a questo libro come l'ennesima critica della società, non rassegnarci a chi dice che questa è una società di massa liquida incapace di guardare al domani.
Falcone e Borsellino: «Io sono solo un servitore dello Stato». Solo servitori dello stato o eroi?
Biagio e Domenico: Non sono eroi.
Biagio: La società che chiama facilmente eroi, utilizza facilmente questa sorta di etichetta.
Domenico: Chiamare degli uomini eroi è un modo per ricordarsene maggiormente o per fare bello sfoggio di parole. Lo stato non è stato vicino a questi uomini e poi fa finta di commemorarli e poi trovi il tessuto sociale che veramente dovrebbe commemorarli che non partecipa alle cerimonie, come è successo il 19 luglio scorso a Palermo dove non c'è stata cospicua partecipazione popolare alla commemorazione di chi è chiamato eroe. Eroe non è chi si sacrifica e viene innalzato, per noi eroe è chi fa il suo dovere e che rispetta la sua umanità, tanti uomini e tante donne che quotidianamente fanno il proprio dovere sono eroi. Oggi tendiamo a chiamare eroe solo chi è morto da eroe e non chi ogni giorno combatte per vivere.
Biagio: Pensiamo a come è difficile associare l'etichetta di eroe al sacerdote che muore, pensiamo a don Puglisi e a don Diana. Questi sacerdoti hanno compiuto il loro dovere hanno ammonito dal pulpito il loro gregge a non percorrere la strada sbagliata. Ecco vorrei ricordare Marco Biagi: un funzionario che ha cercato di realizzare qualcosa che fosse vicino alle istanze dei lavoratori, ma che per questo è morto.
L'importanza del ruolo dell'educazione.
Biagio: Volendo trovare delle combinazioni all'interno di questo saggio il valore dell'educazione è stato legato alle figure dei sacerdoti. È un po' un guanto di sfida con lo stato: dove lo Stato non arriva ecco che personaggi umilissimi, vedi don Milani, don Tonino Bello, sono persone che si sostituiscono. È un monito allo stato a porre più attenzione alla formazione dei giovani.
Domenico: Parliamo anche di educazione classica, di quell'educazione che faceva parte del repertorio che ogni giovane doveva avere, che era educazione fisica, culturale e morale che non era impartita dalla famiglia, ma dalla società. Lo stato oggi deve ritrovare questo ruolo, farsi garante dei valori e che sia lui prima di tutto ad insegnare ai giovani determinati valori che non possono essere settari o il riflesso di una cultura religiosa o morale, ma devono essere valori in grado di mettere i propri figli in relazione con altri giovani con altri credi, altre culture.
Disordine moderno: il grado di entropia della società dipende dal disordine individuale?
Domenico: Sì, dipendono l'uno dall'altro ma non sono d'accordo a poter dire che l'uno sia causa dell'altro, sono su due piani diversi e che purtroppo sono messi in relazione non tanto perché la società è un'entità più grande, ma perché la frantumazione dell'individuo sta portando alla frantumazione della società. È un po' quello che succede nei fenomeni psichici dove non si distinguono causa ed effetto. Nella società succede un po' questo: l'individuo ha perso il centro di unità che poteva avere e che quindi stia portando la società tutta a perdere questa unità. Ma a questo punto mi nasce una domanda: la classe degli individui frammentati non è comunque un'unità, per cui il grado di entropia di quell'unità in realtà sarebbe pari a zero? È possibile che quest'entropia non trovi mai un grado di equilibrio e mini le basi democratiche della società, perché una società con un grado di entropia elevato ha nel tiranno antico o nel dittatore moderno il suo punto di sfogo, una società minata nella basi porta ad una lotta.
Un commento a questa frase: «Oggi la libertà si sta trasformando nel suo esatto contrario: anarchia».
Domenico: È facile oggi dire che abbiamo la libertà, difficile dire quali sono gli strumenti che si possono usare per mantenere la libertà. Nessuno è più educato a mantenere la propria libertà anche se siamo sempre pronti a fare bello sfoggio della nostra libertà soprattutto relazionandoci con chi non gode di libertà. Questo libro mi sfida a trovare valori e virtù che possono parlare al mio posto in ogni contesto relazionandomi con chiunque faccia parte di un gruppo culturale diverso. Ecco la "virtù dello iato": ritrovare e risentire questo iato. È un po' come il Dio che sente Abramo: Abramo lo cerca nel fuoco, nel fulmine e non lo trova ma poi passa vicino ad un rovo e sente il fruscio di Dio. Questo significa sentire lo iato.
Nella conclusione scrivete: «L'uomo di domani è chiamato all'amicizia quale alternativa al mondo del marcescibile».
Biagio: II messaggio che vogliamo lanciare è questo: se siamo chiari nei rapporti umani allora riusciamo ad esserlo ovunque.
Domenico: Oggi quando parliamo di amicizia pensiamo solo a persone che pensano allo stesso modo. È un invito a ritornare ad una condivisione su un altro piano vogliamo ritornare al concetto di amicizia come legame forte e non come legame di occasione. Oggi non abbiamo più il coraggio di rifiutare il plauso della massa perché interessati del giudizio di una sola persona.
Al termine dell'intervista c'è spazio anche per una recensione del libro, che pubblichiamo di seguito.
“Il Mulino di Sophia", presentato per la prima volta il 20 luglio nella sala consiliare del Comune di Sorrento in occasione del 17° anniversario della morte di Paolo Borsellino, rientra nella tipologia di libri da trasmettere alle generazioni future, da leggere e rileggere perché ogni volta il lettore potrà trovare una nuova sfumatura, una parola, un'espressione che potrà dare una scossa alla sua vita perché come raccomandano gli autori «il lettore deve leggere in esso quello che va cercando e poi tutto il resto».
Già il sottotitolo «virtù e valori per l'uomo di domani» immette il lettore nella prospettiva scelta dai due autori, Domenico Palumbo e Biagio Verdicchio. Quello che forse sorprende di più è scoprire che i due autori sono nati nell'82, coetanei di chi scrive, e quindi totalmente immersi nella crisi di valori e virtù del mondo contemporaneo.
Eppure proprio loro presentano una possibile soluzione a tale crisi di valori. Non c'è sociologo, scienziato, politico o tuttologo che non sottolinei la crisi della società civile, la disaffezione dei giovani verso la politica, l'inerzia, la mancanza di passione per qualsiasi cosa in cui vegetano le nuove generazioni, prospettando spesso inconcludenti soluzioni di vario tipo ma forse perdendo di vista che la prima azione da fare è sull’uomo stesso, sull'io di ognuno di noi. L'unico modo per bloccare la decadenza in cui versa la società di oggi è ripristinare il ruolo dell'educazione, si ha bisogno di un'educazione ai valori veri e non quelli proposti dal reality show di turno.
I due autori partono da un interrogativo: quali sono i valori dell'uomo moderno, a cosa guarda l'uomo di questo nuovo millennio? E hanno risposto attraverso le storie, gli esempi di nove personaggi che hanno segnato la storia del '900: da Indro Montanelli a Nilde lotti, a Pietro Calamandrei, ai giudici Falcone e Borsellino, ai sacerdoti di frontiera, ai "pretacci" don Lorenzo Milani, don Tonino Bello, don Diana e don Puglisi. Questi uomini e donne hanno incarnato un sistema di virtù e valori a cui l'uomo moderno deve guardare perché hanno saputo essere "eroi normali". Ecco allora ciò che l'uomo moderno deve ritrovare: il coraggio di essere uomo. "Il Mulino di Sophia" è una fabbrica di sapere da cui nasce una farina preziosa, la farina di valori; è un invito all'azione, all'impegno dei giovani per, come dicono gli autori, «fidanzarsi con il domani» e per provare l'emozione «di sentirsi semplicemente un uomo».
Rita Stinga
