"M'illumino di meno 2010" - Villa Fondi, Piano di Sorrento

"M'illumino di meno 2010" - Villa Fondi, Piano di Sorrento
Il servizio di Penisola Tv.net

giovedì 17 febbraio 2011

Visto che il nostro cuore è un pozzo senza fondo può donare a tutt’il mondo energia in quantità. I versi del prof. Lucio Scibilia alla vigilia del nuovo appuntamento con M'ILLUMINO DI MENO

la bella "filastrocca" del prof. Lucio Scibilia, recitata al "m'illumino di meno" dello scorso anno. La riproponiamo, alla vigilia del nuovo appuntamento a Villa Fondi, domani, dalle ore 17.30




M’ILLUMINO DI MENO (prof. Lucio Scibilia)


Il comune di Carotto
è davvero intraprendente
sempr'idee ha nella mente
e mai fermo non si sta


Questa volta a Villa Fondi
di energia vuole parlare
e di quel che si può fare
per poterla risparmiar.


Le risorse della terra
non son proprio illimitate,
se le abbiam tutte sprecate
che potremo mai lasciar


a chi vien dopo di noi
e ha il diritto di trovare
qualche cosa per campare
con un po' di facoltà.


Cosicché questo risparmio
non è solo economia
ma ci mette in armonia
con l'intera umanità.


Un bel gruppo di persone
è per questo intervenuto
a portare un contributo
o soltanto ad ascoltar,


ed ognun tornando a casa
riferisce alla famiglia
al consorte e pure ai figli
che si deve sparagnà


LUCE


Se il figlio ch'è distratto
lascia a stanza illuminata
ci fa subito 'a cantata:
“tu 'a luce li ja stuta!”,


e po' 'sta televisione
perché sta semp'appicciata
tanto fa sule cazzate
e cultura non ne da.


Poi col forno la mogliera
da matina fino a sera
nforna e sforna cu piacere
pizze e dolci in quantità,


che a mangia tutta sta rroba
ci vorrebbe un reggimento,
e'a bulletta intanto aumenta
per lo sfìzio 'e mpastucchià.


Maggior colpa dello spreco
sopratutto è del progresso
che ci spinge appres'appress
sempre a farci consumar,


ma se siamo un po' accorti
luci e forno un pò 'abbassati
la TV più moderata
un risparmio si può far.
GAS


Ma l’ENEL non è la sola
energia da risparmiare
altro ancor c'è da aggiustare
nella quotidianità.


Quest'inverno per esempio
si presenta brutto assai
ed allora sono guai,
freddo e neve in quantità.


Il barile lo sceicco
venderà sempre più caro,
più del freddo sarà amaro
il gasolio da pagar


e purtroppo siamo entrati
nella morsa dell'impegno
siamo indotti nel bisogno
e per forza amm' accatta.


Una volta la famiglia
tutt'attuom'o testulillo
con la nonna co' rennillo
tante storie a raccontar,


Certo non si può tornare
proprio a quella condizione
tuttavia il termosifone
lo possiamo un po' abbassar


Col termostato ridotto
e il calore giusto giusto
forse c'è anche più gusto
e si può meglio campar,


chi l'ha detto che inta a casa
amma sta tutti sbracciati,
cu na maglia chiù accullata
freddo non si sentirà.


BENZINA


Ma ancora altro risparmio
lo farà il cittadino
se fa caso alla benzina
che potrebbe razionar.


Non si deve usare l'auto
anche per andar vicino
meglio metters'in cammino
ed a piedi sgambettar.


Sono almeno tre i vantaggi
di una tale decisione:
per la via troviam persone
che da tanto non vediam,


risparmiamo il carburante,
e salviam l'atmosfera
dal mattin fino alla sera
se ci piace passeggiar.


Perché l'unico risparmio
che giammai si deve fare
sarà quel del camminare
sempre che ce la facciam.


In tal modo ricavando
da noi stessi l'energia
troveremo un'allegria
e una gioia di campar,


specie se quest'energia
la usiamo per amare
ed il prossimo aiutare
nelle sue difficoltà-.


Visto che il nostro cuore
è un pozzo senza fondo
può donare a tutt’il mondo
energia in quantità.

martedì 1 febbraio 2011

M'illumino di meno 2011 - Piano di Sorrento si illumina di tricolore ...

Il 18 febbraio 2011 torna M’illumino di meno, la nota campagna radiofonica sul risparmio energetico organizzata dalla trasmissione radiofonica di radio2 rai “Caterpillar”.
La Giornata del Risparmio Energetico 2011, avrà come tema portante - e non poteva essere altrimenti - i 150 anni dall’unità d’Italia. Anche quest’anno Caterpillar invita comuni, associazioni, scuole, aziende e case di tutt’Italia ad aderire all’iniziativa creando quel “silenzio energetico” che ha coinvolto le piazze di tutt’Europa negli anni scorsi, per fare spazio, dove possibile, ad un’accensione virtuosa, a base di fonti rinnovabili. Dei veri e propri M’illumino Mob, eventi che riuniscano più persone, , ricreando una sorta di Spedizione dei Mille M’illumino nelle piazze spente di tutt’Italia, per testimoniare la necessità di una gestione più “illuminata” del nostro futuro.
Anche quest’anno l’Associazione Archimede, e il Comune di Piano di Sorrento, aderiscono all’iniziativa per il terzo anno consecutivo, con un programma che coinvolgendo altre realtà associative del territorio (Ass. “Tertium Millennium”, UNITRE, Magic Medley Ballett e Ensemble “G.Bizet”)e le scuole (l’istituto comprensivo statale e l’Istituto tecnico nautico) vuole rappresentare un segnale di adesione convinta e partecipe alle tematiche dell’ambiente e dell’energia . Impariamo a risparmiare, a produrre meglio e a pretendere energia pulita per tutti.
Una grande festa tricolore a Villa Fondi a partire dalle 17.30, contornata da una ricca degustazione di prodotti tipici del nostro territorio, anch’essi a tema “tricolore”.
Il presidente dell’Ass. Archimede, dott. Biagio Verdicchio, ringraziando fin da subito l’Amministrazione comunale della città di piano di Sorrento, per l’adesione convinta all’iniziativa e alle altre associazioni e alle scuole che prenderanno parte a questa festa dell’ “energia tricolore”, invita tutti i cittadini, non solo a venire numerosi a Villa Fondi, ma ad organizzare, anche in proprio, presso le proprie case, i propri uffici, con piccoli gesti, una razionalizzazione dei consumi e di amministrazioni virtuose dal punto di vista della gestione sostenibile delle risorse energetiche.


PROGRAMMA:


Ore 17.30
Accoglienza partecipanti e presentazione manifestazione


Ore 18.00
Spegnimento dell’illuminazione di Villa Fondi, dei monumenti della città. Riduzione dell'illuminazione pubblica su tutto il territorio comunale.


Ore 18.15
Ensamble Georges Bizet e Associazione Tertium Millennium. Esecuzioni di arie del melodramma italiano.
Magic Medley Ballet di Marilina Iacono. Coreografie su arie classiche.
Letture al buio con la partecipazione dell'UNITRE, passeggiate tra i viali a lume di candela.
Degustazione di prodotti “tricolore” a cd. "Km zero".

lunedì 15 febbraio 2010

LE EMOZIONI DI "M'ILLUMINO DI MENO" A VILLA FONDI


Un successo ... e non aggiungiamo altro.
Questa "seconda volta" di "M'illumino di meno" a Piano di Sorrento, nonostante il tempo pessimo (pioggia a catinelle!!!), si è rivelato assolutamente un successo.
Merito di un programma ricco più che mai, con la musica dell'Ass. Musicale Tertium Millennium, dell'Ensamble "G. Bizet"; con le "poesie al buio" dell'UNITRE, in particolare l'esperimento spontaneo del preside Scibilia, capace di preparare per l'occasione una splendida e ironica poesia, e poi il buon cibo, offerto dalla Sig.ra Annamaria Scala, iscritta alla Coldiretti, che nonostante qualche fiocco di neve, da Montechiaro ha regalato ai numerosi ospiti pane casereccio, pane con le olive, pane con le noci il tutto innaffiato da ottimo olio e buonissimo vino ...
Pane accompagnato poi da assaggi di caciottine e mozzarelline, del Caseificio Apreda di Sorrento ...
Ma l'argomento ambiente - risparmio - energia "alternativa" è stato in più momenti toccato con gli interventi del Dott. Carlos Bustamante dello Studio Tecnico 3 di Piano di Sorrento, coadiuvato dall’arch. Calvanese che ha presentato un prototipo di captatore di luce solare . Questo strumento si compone di tre parti: un sistema di captazione della luce solare, un diffusore a lenti e una tubazione a films in acrilico e può adattarsi alle varie coperture delle abitazioni, variando il diametro delle tubazioni. Tra le altre soluzioni proposte nella splendida cornice delle sale di Villa Fondi di risparmio energetico : un’ampia gamma di leds, nonché tecnologie che utilizzano gli ioduri di metallo. I lavori dei ragazzi delle scuole Medie "Amalfi - Massa" e dell'Istituto Nautico "N. Bixio" hanno fatto da cornice ad una serata che, come ha ricordato il Sindaco nel suo intervento "è anche cultura" e come ha ribadito il Dott. Biagio Verdicchio, presidente dell'Ass. Archimede, promotrice della serata "è segnale di eredità da dare ai giovani: oggi festeggiamo, ma il vero illuminarsi di meno lo si è vissuto nelle scuole e nelle classi che hanno affrontato queste attualissime problematiche".
L'Ass. Archimede ringrazia in particolare il lavoro dei suoi giovani, nell'allestimento della serata, e nella pubblicità dell'evento; un grazie infinite al dott. Carlo Pepe, responsabile settore - cultura che ha aderito fin da subito all'iniziativa voluta fortemente anche quest'anno ...
l'aapuntamento non resta che darcelo al prossimo anno ... nei oprossimi post pubblicheremo le foto della serata, scattate per noi dalla giovane associata Raffaella Valcaccia

mercoledì 13 gennaio 2010

PROGRAMMA "M'ILLUMINO DI MENO"2010 - PIANO DI SORRENTO

Anche quest'anno l'Ass. Culturale Archimede e la Città di Piano di Sorrento festeggeranno "M'illumino di meno", giornata internazionale del risparmio energetico.

PROGRAMMA 12 febbraio 2010
Ore 17.00
Accoglienza partecipanti

Ore 17.30

Presentazione

Ore 18.00

Spegnimento dell'illuminazione di Villa Fondi e dei monumenti della città.
Riduzione dell'illuminazione pubblica su tutto il territorio comunale.

Ore 18.15

Associazione Tertium Millennium - Esecuzioni di brani a cappella.
Letture al buio con la partecipazione dell'Unitrè
Concorso per la presentazione di progetti e prototipi di energia alternativa.
Passeggiate tra i viali a lume di candela e degustazione di prodotti a cd. "Km zero".

Siete tutti invitati a partecipare!!!

sabato 9 gennaio 2010

Pronti a "riaccendere" le emozioni


L'Ass. Archimede è fiera di riproporre per il secondo anno consecutivo, la manifestazione "M'illumino di meno" la Giornata del Risparmio Energetico lanciata dalla popolare trasmissione radiofonica Caterpillar, in onda su RAI Radio 2. Ancora una volta ci ritroveremo a Villa Fondi, con più realtà associative coinvolte e soprattutto con un programma che si allargherà a tutto il mese di febbraio.

iniziativa

Venerdì 12 febbraio 2010 si celebra - in veste completamente rinnovata - la sesta edizione di “M’illumino di meno”: la Giornata del Risparmio Energetico lanciata dalla popolare trasmissione radiofonica Caterpillar, in onda su RAI Radio 2. Dopo il successo delle scorse edizioni, con l’adesione di migliaia di ascoltatori e di intere città sia in Italia che all’estero, quest’anno l’invito a rispettare un simbolico “silenzio energetico” si trasforma in un invito a partecipare a una festa dell’energia pulita.

In questi anni, grazie al supporto di istituzioni, scuole, associazioni, aziende e privati cittadini, abbiamo contribuito alla diffusione di una maggior consapevolezza sulle conseguenze del consumo indiscriminato di energia: la riduzione degli sprechi e l’attenzione alle fonti alternative sono diventate parole d’ordine familiari per i nostri ascoltatori. Sulla scia di questa nuova sensibilità, è giunto il momento di fare un passo avanti rispetto allo spegnimento simbolico in nome del risparmio e di proporre un’accensione virtuosaall’insegna dello sviluppo delle energie rinnovabili. In questi anni abbiamo imparato a risparmiare, ora impariamo a produrre meglio e a pretendere energia pulita.

Allo stadio attuale della ricerca tecnologica è già possibile produrre energia con il sole, il vento, il mare, il calore della terreno o con le biomasse. Facendo appello all’inesauribile ingegno italico invitiamo tutti, dagli studenti ai precari, dalle aziende in crisi alle amministrazioni comunali, a misurarsi con la green economy adottando un sistema pulito per accendere tutti insieme le luci il 12 febbraio 2010. L’intento è duplice: da un lato verificare in prima persona che le tecnologie attualmente disponibili sono efficaci e rappresentano alternative realistiche, dall’altro dare un segnale simbolico di fiducia nelle energie rinnovabili e nello sviluppo di un modello di economia sostenibile.

Nelle piazze spente di tutt’Italia si accenderanno luci “virtuose” alimentate a energia rinnovabile o dimostrazioni creative di consumo efficiente, per testimoniare il passaggio da un sistema ormai al collasso ad una gestione più “illuminata” del nostro futuro. Per raccontare questa festa dell’energia pulita, il 12 febbraio Caterpillar andrà in onda eccezionalmente dai Mercati Traianei in Roma, coinvolgendo cittadini, scuole, istituzioni e associazioni in una rassegna di luci belle, creative e pulite, escogitate ad hoc, con un concerto finale rigorosamente a impatto zero.

La campagna di M’illumino di meno si protrarrà dal 4 gennaio al 12 febbraio dando voce al racconto delle idee più interessanti e innovative per produrre e distribuire l’energia in modo pulito, responsabile e sostenibile. Una torcia a energia pulita viaggerà per l’Italia, sul modello del tragitto della fiaccola olimpica, alla ricerca di punti di rifornimento a fonti rinnovabili, per giungere fino a Roma e “accendere” la festa del 12 febbraio. Su www.caterpillar.rai.it, sarà possibile segnalare la propria adesione e trovare tutti i materiali per diffondere l’iniziativa nei posti di lavoro, a scuola o nella propria città.


A metà della prossima settimana il programma completo dell'iniziativa, vi invitiamo già tutti ad aderire!!!

giovedì 8 ottobre 2009

Da Novara ... il viaggio de "Il Mulino" continua ...



Irene Spagnuolo è una scrittrice, una blogger, titolare dell'Irene Art Cafè a Novara.
Sul suo Blog,( http://spagnuoloirene.blog.lastampa.it/ )ha recensito l'ultimo lavoro editoriale di Biagio Verdicchio e Domenico Palumbo, "Il Mulino di Sophia". Riportiamo di seguito la recensione:

Due giovani autori compiono un viaggio di riflessione su Virtù e valori per l’uomo di domani. L’incontro con la conoscenza, la ricerca, la meditazione. E il desiderio di trovare un filo conduttore, un significato, un’anima che sia per l’uomo sociale scopo e riferimento dell’esistenza. Domenico Palumbo e Biagio Verdicchio si cimentano in un’opera intensa e profonda di valutazione della nostra cultura e del nostro costume alla luce di quel frenetico e triste sbando umano e ideologico che è alla base della grave crisi che attraversiamo. Una crisi di orientamento, una crisi psicologica, una crisi storica. Una sorta di bufera che ha acuito le lacerazioni, impoverito le relazioni, frantumato l’ordine dei pensieri, delle aspirazioni, dei principi diffusi.
Il Mulino di Sophia attraversa la politica, la spiritualità, la libertà, la morale, la ragione. Analizza l’uomo, la vita, la comunità. Esplora con forza i concetti di giustizia, di rispetto, di impegno civile, di dignità, di correttezza. Indaga nel nostro tempo impietosamente ma con lo spirito costruttivo di chi crede ancora negli uomini e nel potere della volontà. Interrogandosi e frugando nella storia e nel suo sviluppo, Palumbo e Verdicchio trovano tracce indelebili di coraggio, di saggezza, di lealtà e vogliono che restino immortali esempi di qualità e di stimolo. Contro ogni orribile debolezza, contro ogni paura, contro ogni lassismo, contro ogni barbarie.
Le grandi verità della filosofia, il fondamento e lo spessore dell’etica, le considerazioni sul benessere, l’osservazione della realtà, il bisogno di riconoscere gli uomini come concentrati di sentimenti, qualità, intelligenza, l’essenza naturale delle cose, delle trame, dei gruppi sociali, dei terreni cammini è un appassionante reticolo di stimoli, sorprese, certezze, aneliti che i due autori esaminano con lucidità e passione, con rigoroso approfondimento e con l’ausilio di una sapienza antica, quella del buon senso, della paziente ricostruzione, del perfetto incastro.
Con il vivace e generoso ottimismo della gioventù e dell’onestà di intenti Palumbo e Verdicchio si propongono di offrire uno spaccato tangibile di virtù possibile. Virtù come coerenza, virtù come rispetto, virtù come fatica, virtù come responsabilità, virtù come fedeltà alla propria coscienza. E’ un libro notevole, il Mulino di Sophia. Una lettura coinvolgente e arguta che accarezza la speranza e induce a una ribellione serena. La ribellione contro noi stessi per riscoprire e amare ciò che abbiamo maltrattato, sepolto, dimenticato, offeso. E’ un grido di allarme. Ma anche un’emozionante luce nel buio. E’ l’incitamento a riabbracciare i valori che ci fanno essere uomini per gli uomini e tra gli uomini. Valori umani e civili. La socialità, la dimensione di vita…
“Il coraggio dell’uomo è la sua stessa libertà”…
Per questo viaggio di riflessione Domenico Palumbo e Biagio Verdicchio hanno ripercorso la vita, le parole, le azioni di alcuni Padri della nostra storia, uomini che hanno interpretato la virtù e i valori come orgoglio di serietà, di appartenenza, di osservanza, di dovere. A sprezzo di ogni pericolo e con autentica pienezza. Nelle pagine del Mulino di Sophia ci sono Indro Montanelli, Nilde Iotti, Piero Calamandrei, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Don Milani, Don Diana, Don Puglisi.
Uomini che per rettitudine, umanità, disciplina, audacia ci hanno dato lezioni preziose che possono e devono rimanere la migliore bussola per la nostra esistenza di uomini e cittadini.
Il Mulino di Sophia, Palumbo e Verdicchio, Archimede Libri.

giovedì 3 settembre 2009

"L'eroe è per noi chi fa il proprio dovere" - INTERVISTA DE "IL CENTRO" AGLI AUTORI DE "IL MULINO DI SOPHIA"


Sul numero di Agosto del mensile Il Centro (Direttore Fabrizio d'Esposito), è apparsa una intervista ai due giovani autori de "Il Mulino di Sophia". Rita Stinga ha voluto incontrare prima di ferragosto Biagio Verdicchio e Domenico Palumbo. Ne è uscita questa intervista che gentilmente la redazione ci concede di riproporla sul nostro blog



Domenico Palumbo e Biagio Verdicchio sono gli autori del libro "II Mulino di Sophia " presentato per la prima volta il 20 luglio nella sala consiliare del Comune di Sorrento. Li abbiamo incontrati per voi.

Come è nata l'idea di scrivere un libro insieme?
Domenico: Scrivere un libro a quattro mani com­porta un cambio di prospettiva. Per carattere ho difficoltà a riuscire ad accettare un punto di vista diverso, quando sia fondato su principi del tutto particolari. Biagio ha il pregio di riuscire a motivare le sue argomentazioni e questo ti porta se non a mettere in discussione il tuo punto di vista almeno a relazionarti con un punto di vista diverso. Questo incontro - scontro tra le nostre idee ha avuto spesso i connotati di ironia pura. Abbiamo due modi differenti di scrivere e due modi di fondare le affermazioni con due cri-teri diversi. Ed è stato bello, da parte mia, poter ritrovare quello che si ritro­va nei libri di filosofia antica e che cioè la verità o il punto di vista fondamenta­le non è mai frutto di un solo pensiero, ma nasce all'interno del confronto e del dialogo con altri punti di vista. Anche se io e Biagio abbiamo una formazione e un pensiero politico differente ci siamo trovati a dialogare sulle società, sul tema dei valori e dei giovani.
Biagio: Ci sono due punti di vista dif­ferenti però il bello è vederli fusi insie­me e ben amalgamati come nel contesto di questo lavoro. Questo lavoro è sì un saggio ma mi piace riportare l'espressione dell'onorevole Bossa che lo ha definito «romanzo della vita». Per questo saggio ci siamo divisi i compiti: io ho curato la parte relativa ai personaggi mentre Domenico ha curato l'introduzione e la conclusione.
Domenico: Biagio ha il pregio di trovare giornalisticamen­te la forma più adatta di comunicazione. Per esempio io avrei trattato i personaggi diversamente: Biagio invece è riuscito a trasmettere quello che il personaggio voleva dire e lo ha fatto in maniera leggera.


Perché il titolo "II Mulino di Sophia"?

Domenico: L'idea è che la sapienza e la saggezza non sono qualcosa che hanno a che fare con un museo, con un tem­pio o con un laboratorio di ricerca. Per noi la saggezza ha a che fare con la quotidianità, per questo dovevamo cercare un'immagine che desse quest'idea, che fosse rappresentati­va e non lasciasse dubbi di nessun tipo, quindi pensare a un mulino, pensare comunque a qualcosa che non c'è, perché noi non abbiamo più la percezione di che cosa è un mulino, vuoi richiamare l'attenzione, forse "donchisciottescamen­te", a quest'utopia cha abbiamo avuto di trasmettere qual­cosa di nostro al lettore. Abbiamo realizzato un'impersonificazione metaforica della saggezza ai fornelli, che prende il frumento che poi è la vita in sé e lo trasforma, trasforman­dolo te lo fa consumare. La farina ci da, come ha sottolinea­to l'onorevole Bossa, speranza. Questa farina è la farina che costituisce il pane, il lavoro, ma è anche il pungolo per il lettore di doversi dare da fare. Non mi piace un'idea della sapienza che possa semplicemente consegnare un prodotto, mi piace l'immagine della farina della speranza, del sudo­re, del lavoro per cui ognuno di noi sia costretto e sia suo dovere fare un lavoro per conquistare un minimo di quella verità e di quella sapienza. Sophia è l'intento di legare i personaggi di oggi con il mondo antico: non esiste un sape­re separato a compartimenti stagni tra passato e moderno, esiste un uomo che quando usa la sua razionalità si eleva in un altro piano che è comune agli uomini, a tutta l'umanità per cui non può esserci distinzione né per i tempi né per i luoghi. Abbiamo preso, scherzosamente e metaforica­mente in prestito una divinità greca e l'abbiamo posizionata ai giorni nostri.
Biagio: Infatti il sottotitolo «virtù e valori» sono gli ingredienti di questo pane: un domani volendo trattenere il titolo "II Mulino di Sophia" possiamo riadattarlo per altri concetti che posso­no essere quello di politica, di patria e quindi costruire e preparare altro pane per la quotidianità.


C'è una pagina dedicata alle avver­tenze per il lettore, perché?


Domenico: Nell’introduzione abbiamo svelato abbastanza al lettore, anzi, forse siamo stati troppo schietti e nelle avvertenze abbiamo sottolineato che il letto­re può essere di due o più tipi: ognuno è libero di scegliere quale tipo di lettore essere.


Nell'introduzione si parte da questa domanda: «Ha senso parlare di valori nel mondo contemporaneo?».


Domenico: Questa è una provocazione che abbiamo preso dai tanti esperti che in tv o sulla carta stampata accusano le nuove generazioni di essere vuote. Noi abbiamo risposto come già Fabrizio De Andrè diceva e cioè che probabil­mente non è vero che i giovani non hanno valori ma che è il mondo che non li ha capiti ancora perché sta in ritardo. I giovani hanno valori, però è la contemporaneità tutta che ha perso il senso di questo concetto che era della cultura greca, che è rimasto nella cultura romana, che è confluita nel pen­siero cristiano, che è la virtù. Si è perso il valore originale dell’ aretè che era del mondo greco, che rimaneva all'inter­no della società. Noi vogliamo riportare democraticamente questo concetto, non legandolo ad una classe sociale ma a tutti color che possono diventare migliori di se stessi attra­verso il riproponimento dei concetti di valore e di virtù. I giovani forse non sono lontani da questi valori ma forse hanno solo paura e forse questo smarrimento ci ha spinto a scrivere questo libro.
Biagio: Forse semplicemente questa società non da spunti per mettere in mostra valori e virtù che i giovani hanno o quello che pensano: sono ostacoli che un certo meccanismo crea automaticamente e che porta i giovani ad essere più restii del solito e lo dimostra il fatto che per lanciare un'iniziativa devi districarti tra mille e mille paletti.


Perché avete scelto proprio questi nove personaggi?


Biagio: Ho scelto questi nove per­sonaggi perché parte del ricordo personale. Falcone e Borsellino non potevano non esserci non tanto per­ché la presentazione sorrentina è caduta in occasione del 17° anniver­sario della strage di Via d'Amelio. Io ricordo benissimo quell'anno, quindi la memoria che ritorna. Ho scelto anche personaggi che forse sono lontani da me come Indro Montanelli. L'idea di don Milani è nata dall'esperienza del servizio civile di Domenico e poi c'è Pietro Calamandrei che è quello che più mi ha colpito. Forse perché è il meno conosciuto o forse semplice­mente perché padre della Costituzione e in questo momento in cui si parla sempre più di riforme è un richiamo all'unità. Perché 60 anni fa tanti soggetti profondamente diversi tra di loro si erano messi insieme per raggiungere un obiettivo, certo c'era un nemi­co comune da combattere ma hanno superato ogni separa­zione, ogni colore politico. Mi piace soprattutto l'immagi­ne che lui usa della Costituzione come una macchina in movimento che ha bisogno di una spinta continua da parte di tutti noi. Calamandrei già aveva individuato cosa manca­va per mantenere costante questo movimento, l'attivismo, ed è un po' la risposta che noi vogliamo dare con questo libro: cosa manca alle nuove generazioni? L'attivismo, l'impegno ma anche nelle piccole cose.


Qual è il vostro obiettivo con questo libro e qual è la soluzione che proponete affinché l'uomo di domani ritrovi virtù e valori?


Domenico: Ci sono due possibili soluzioni, come ci sono due tipi di lettori. Uno è racchiuso nella "Lettera all'italia­no" che è quella di poter pensare di essere noi stessi non dei semplici italiani che si sentono tali solo quando ci sono le partite di calcio in tv, o che sono solo gli abitanti del terri­torio Italia ma uomini che culturalmente siano predisposti ad un incontro di mondi diversi. Quindi la soluzione iniziale è ottimistica: abbiamo criticato la società dicendo che esistono degli esempi a noi vicini di uomini e donne ecce­zionali che possiamo onorarci di chiamare semplicemente uomini. Ma il lettore può completare l'opera dimostrando ad altri che esistono virtù e valori che non sono stati anco­ra compresi. La soluzione pessimistica è quella di guardare a questo libro come l'ennesima critica della società, non rassegnarci a chi dice che questa è una società di massa liquida incapace di guardare al domani.


Falcone e Borsellino: «Io sono solo un servitore dello Stato». Solo servitori dello stato o eroi?

Biagio e Domenico: Non sono eroi.
Biagio: La società che chiama facil­mente eroi, utilizza facilmente que­sta sorta di etichetta.
Domenico: Chiamare degli uomini eroi è un modo per ricordarsene maggiormente o per fare bello sfog­gio di parole. Lo stato non è stato vicino a questi uomini e poi fa finta di commemorarli e poi trovi il tes­suto sociale che veramente dovreb­be commemorarli che non partecipa alle cerimonie, come è successo il 19 luglio scorso a Palermo dove non c'è stata cospicua partecipazio­ne popolare alla commemorazione di chi è chiamato eroe. Eroe non è chi si sacrifica e viene innalzato, per noi eroe è chi fa il suo dovere e che rispetta la sua umanità, tanti uomini e tante donne che quotidia­namente fanno il proprio dovere sono eroi. Oggi tendiamo a chiamare eroe solo chi è morto da eroe e non chi ogni giorno com­batte per vivere.
Biagio: Pensiamo a come è difficile associare l'etichetta di eroe al sacerdote che muore, pensiamo a don Puglisi e a don Diana. Questi sacerdoti hanno compiuto il loro dovere hanno ammonito dal pulpito il loro gregge a non percorre­re la strada sbagliata. Ecco vorrei ricordare Marco Biagi: un funzionario che ha cercato di realizzare qualcosa che fosse vicino alle istanze dei lavoratori, ma che per questo è morto.


L'importanza del ruolo dell'educazione.


Biagio: Volendo trovare delle combinazioni all'interno di questo saggio il valore dell'educazione è stato legato alle figure dei sacerdoti. È un po' un guanto di sfida con lo stato: dove lo Stato non arriva ecco che personaggi umilis­simi, vedi don Milani, don Tonino Bello, sono persone che si sostituiscono. È un monito allo stato a porre più attenzio­ne alla formazione dei giovani.
Domenico: Parliamo anche di educazione classica, di quel­l'educazione che faceva parte del repertorio che ogni gio­vane doveva avere, che era educazione fisica, culturale e morale che non era impartita dalla famiglia, ma dalla socie­tà. Lo stato oggi deve ritrovare questo ruolo, farsi garante dei valori e che sia lui prima di tutto ad insegnare ai giova­ni determinati valori che non possono essere settari o il riflesso di una cultura religiosa o morale, ma devono esse­re valori in grado di mettere i propri figli in relazione con altri giovani con altri credi, altre culture.


Disordine moderno: il grado di entropia della società dipende dal disordine individuale?


Domenico: Sì, dipendono l'uno dall'altro ma non sono d'accordo a poter dire che l'uno sia causa dell'altro, sono su due piani diversi e che purtroppo sono messi in relazio­ne non tanto perché la società è un'entità più grande, ma perché la frantumazione dell'individuo sta portando alla frantumazione della società. È un po' quello che succede nei fenomeni psichici dove non si distinguono causa ed effetto. Nella società succede un po' questo: l'individuo ha perso il centro di unità che poteva avere e che quindi stia portando la società tutta a perdere questa unità. Ma a que­sto punto mi nasce una domanda: la classe degli individui frammentati non è comunque un'unità, per cui il grado di entropia di quell'unità in realtà sarebbe pari a zero? È pos­sibile che quest'entropia non trovi mai un grado di equili­brio e mini le basi democratiche della società, perché una società con un grado di entropia elevato ha nel tiranno anti­co o nel dittatore moderno il suo punto di sfogo, una socie­tà minata nella basi porta ad una lotta.


Un commento a questa frase: «Oggi la libertà si sta trasformando nel suo esatto contrario: anarchia».
Domenico: È facile oggi dire che abbiamo la libertà, diffi­cile dire quali sono gli strumenti che si possono usare per mantenere la libertà. Nessuno è più educato a mantenere la propria libertà anche se siamo sempre pronti a fare bello sfoggio della nostra libertà soprattutto relazionandoci con chi non gode di libertà. Questo libro mi sfida a trovare valo­ri e virtù che possono parlare al mio posto in ogni contesto relazionandomi con chiunque faccia parte di un gruppo cul­turale diverso. Ecco la "virtù dello iato": ritrovare e risenti­re questo iato. È un po' come il Dio che sente Abramo: Abramo lo cerca nel fuoco, nel fulmine e non lo trova ma poi passa vicino ad un rovo e sente il fruscio di Dio. Questo significa sentire lo iato.


Nella conclusione scrivete: «L'uomo di domani è chia­mato all'amicizia quale alternativa al mondo del marce­scibile».
Biagio: II messaggio che vogliamo lanciare è questo: se siamo chiari nei rapporti umani allora riusciamo ad esserlo ovunque.
Domenico: Oggi quando parliamo di amicizia pensiamo solo a persone che pensano allo stesso modo. È un invito a ritornare ad una condivisione su un altro piano vogliamo ritornare al concetto di amicizia come legame forte e non come legame di occasione. Oggi non abbiamo più il corag­gio di rifiutare il plauso della massa perché interessati del giudizio di una sola persona.


Al termine dell'intervista c'è spazio anche per una recensione del libro, che pubblichiamo di seguito.

“Il Mulino di Sophia", pre­sentato per la prima volta il 20 luglio nella sala consiliare del Comune di Sorrento in occasione del 17° anni­versario della morte di Paolo Borsellino, rientra nella tipologia di libri da trasmettere alle gene­razioni future, da leggere e rileggere perché ogni volta il lettore potrà trovare una nuova sfu­matura, una parola, un'espressione che potrà dare una scossa alla sua vita perché come racco­mandano gli autori «il lettore deve leggere in esso quello che va cercando e poi tutto il resto».
Già il sottotitolo «virtù e valori per l'uomo di domani» immette il lettore nella prospettiva scelta dai due autori, Domenico Palumbo e Biagio Verdicchio. Quello che forse sorprende di più è scoprire che i due autori sono nati nell'82, coetanei di chi scrive, e quindi totalmente immersi nella crisi di valori e virtù del mondo contemporaneo.
Eppure proprio loro presentano una possibile soluzione a tale crisi di valo­ri. Non c'è sociologo, scienziato, politico o tuttologo che non sottolinei la crisi della società civile, la disaffezione dei giovani verso la politica, l'inerzia, la mancanza di passione per qualsiasi cosa in cui vegetano le nuove generazioni, prospettando spesso inconcludenti soluzioni di vario tipo ma forse perdendo di vista che la prima azione da fare è sull’uomo stesso, sull'io di ognuno di noi. L'unico modo per bloccare la decadenza in cui versa la socie­tà di oggi è ripristinare il ruolo dell'educazione, si ha bisogno di un'educazione ai valori veri e non quelli proposti dal reality show di turno.
I due autori partono da un interrogativo: quali sono i valori dell'uomo moderno, a cosa guarda l'uomo di questo nuovo millennio? E hanno risposto attraverso le storie, gli esempi di nove personaggi che hanno segnato la storia del '900: da Indro Montanelli a Nilde lotti, a Pietro Calamandrei, ai giudici Falcone e Borsellino, ai sacerdoti di frontiera, ai "pretacci" don Lorenzo Milani, don Tonino Bello, don Diana e don Puglisi. Questi uomini e donne hanno incarnato un sistema di virtù e valori a cui l'uomo moderno deve guardare per­ché hanno saputo essere "eroi normali". Ecco allora ciò che l'uomo moderno deve ritrovare: il coraggio di essere uomo. "Il Mulino di Sophia" è una fabbrica di sapere da cui nasce una farina preziosa, la farina di valori; è un invito all'azio­ne, all'impegno dei giovani per, come dicono gli autori, «fidanzarsi con il domani» e per provare l'emozione «di sentirsi semplicemente un uomo».


Rita Stinga






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