
La data del 2 giugno ci ricorda il referendum istituzionale a suffragio universale del 2 e 3 giugno 1946 con il quale gli italiani furono chiamati alle urne per esprimersi su quale forma di governo, monarchia o repubblica, dare al Paese, dopo la caduta del fascismo. Dopo 85 anni di regno, con 12.718.641 voti contro 10.718.502 l'Italia diventava repubblica e i monarchi di casa Savoia venivano esiliati. Agli elettori venne inoltre consegnata la scheda per l'elezione dei deputati dell'Assemblea Costituente, a cui sarà affidato il compito di redigere la nuova carta costituzionale. L'Assemblea eletta nominò al suo interno una Commissione per la Costituzione, composta di 75 membri. tra di essi alcune donne (Nilde Iotti, ad esempio, che fu la prima presidente della Camera donna) e Piero Calamandrei, tra i padri del codice di procedura civile a cui si deve un interessante intervento ai giovani milanesi sui valori della neonata Costituzione.
Il testo, appassionato e non retorico è stato riportato all'interno dell'ultimo lavoro letterario di Domenico Palumbo e Biagio Verdicchio. Ve ne riproponiamo una parte, come augurio a credere nella Repubblica, nella Democrazia, contro ogni forma di violazione delle libertà personali ...

Eppure, Calamandrei invitava tutti noi a non contemplarla, quasi come fosse uno sterile soprammobile, ma a viverla. E la metafora è eloquente.
Però, vedete, la Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La costituzione è un pezzo di carta: la lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno metterci dentro il combustibile, bisogna metterci dentro l'impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità. Per questo una delle offese che si fanno alla Costituzione è l'indifferenza alla politica, l'indifferentismo, che è non qui, per fortuna, in questo uditorio, ma spesso in larghe categorie di giovani, è un po' una malattia dei giovani, l'indifferentismo. “La politica è una brutta cosa, che me ne importa della politica”. Quando sento fare questo discorso mi viene sempre in mente una vecchia storiellina che qualcheduno di voi conoscerà: di quei due emigranti, due contadini che traversavano l'oceano su un piroscafo traballante. Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l'altro stava sul ponte e si accorgeva che c'era una gran burrasca con delle onde altissime, e il piroscafo oscillava. Allora questo contadino, impaurito, domanda a un marinaio “ma siamo in pericolo?” e questo dice “se continua questo mare tra mezz'ora il bastimento affonda”. Allora lui corre nella stiva a svegliare il compagno e dice “Beppe, Beppe, Beppe! se continua questo mare il bastimento affonda” e quello risponde “che me ne importa, l'è mica mio!”. Questo è l'indifferentismo alla politica.
Parole attualissime!!! La politica è servizio altissimo, se svolto con sicurezza e con fermezza: è questo il messaggio che lancia ai giovani.
Però, vedete, la Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La costituzione è un pezzo di carta: la lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno metterci dentro il combustibile, bisogna metterci dentro l'impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità. Per questo una delle offese che si fanno alla Costituzione è l'indifferenza alla politica, l'indifferentismo, che è non qui, per fortuna, in questo uditorio, ma spesso in larghe categorie di giovani, è un po' una malattia dei giovani, l'indifferentismo. “La politica è una brutta cosa, che me ne importa della politica”. Quando sento fare questo discorso mi viene sempre in mente una vecchia storiellina che qualcheduno di voi conoscerà: di quei due emigranti, due contadini che traversavano l'oceano su un piroscafo traballante. Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l'altro stava sul ponte e si accorgeva che c'era una gran burrasca con delle onde altissime, e il piroscafo oscillava. Allora questo contadino, impaurito, domanda a un marinaio “ma siamo in pericolo?” e questo dice “se continua questo mare tra mezz'ora il bastimento affonda”. Allora lui corre nella stiva a svegliare il compagno e dice “Beppe, Beppe, Beppe! se continua questo mare il bastimento affonda” e quello risponde “che me ne importa, l'è mica mio!”. Questo è l'indifferentismo alla politica.
Parole attualissime!!! La politica è servizio altissimo, se svolto con sicurezza e con fermezza: è questo il messaggio che lancia ai giovani.
È così bello, è così comodo, la libertà c'è, si vive in regime di libertà, c'è altro da fare che interessarsi di politica - eh lo so anch'io - il mondo è così bello, ci son tante belle cose da vedere a da godere oltre che occuparsi di politica e la politica non è una piacevole cosa però la libertà è come l'aria, ci s'accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentiti per vent'anni e che io auguro a voi, giovani, di non sentire mai e vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perché questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai. Ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, vigilare, dando il proprio contributo alla vita politica.
La Costituzione, vedete, è l'affermazione scritta in questi articoli, che dal punto di vista letterario non sono belli, ma è l'affermazione solenne della solidarietà sociale, della solidarietà umana, della sorte comune che se va a fondo, va a fondo per tutti questo bastimento. È la carta della propria libertà, della propria dignità d'uomo.
Io mi ricordo le prime elezioni dopo la caduta del fascismo, il 6 giugno 1946. Questo popolo che da venticinque anni non aveva goduto le libertà civili e politiche, la prima volta che andò a votare: dopo un periodo di orrori, il caos, la guerra civile, le lotte, le guerre, gli incendi, andò a votare. Io ricordo, io ero a Firenze, lo stesso è capitato qui. Queste file di gente disciplinata davanti alle sezioni, disciplinata e lieta, perché avevano la sensazione di avere ritrovata la propria dignità: questo dare il voto, questo portare la propria opinione per contribuire a creare questa opinione della comunità, questo essere padroni di noi, del nostro paese, della nostra patria, della nostra terra, disporre noi delle nostre sorti, delle sorti del nostro paese.
Ecco cos’è la democrazia: in tempi in cui si parla del timore, crescente, dell’astensionismo, il cittadino dovrebbe capire quale importante diritto è invitato a compiere mediante il voto. Dovrebbe capirlo quant’ancora vede di fronte a sé insicurezze, paure, crisi.
La Costituzione, vedete, è l'affermazione scritta in questi articoli, che dal punto di vista letterario non sono belli, ma è l'affermazione solenne della solidarietà sociale, della solidarietà umana, della sorte comune che se va a fondo, va a fondo per tutti questo bastimento. È la carta della propria libertà, della propria dignità d'uomo.
Io mi ricordo le prime elezioni dopo la caduta del fascismo, il 6 giugno 1946. Questo popolo che da venticinque anni non aveva goduto le libertà civili e politiche, la prima volta che andò a votare: dopo un periodo di orrori, il caos, la guerra civile, le lotte, le guerre, gli incendi, andò a votare. Io ricordo, io ero a Firenze, lo stesso è capitato qui. Queste file di gente disciplinata davanti alle sezioni, disciplinata e lieta, perché avevano la sensazione di avere ritrovata la propria dignità: questo dare il voto, questo portare la propria opinione per contribuire a creare questa opinione della comunità, questo essere padroni di noi, del nostro paese, della nostra patria, della nostra terra, disporre noi delle nostre sorti, delle sorti del nostro paese.
Ecco cos’è la democrazia: in tempi in cui si parla del timore, crescente, dell’astensionismo, il cittadino dovrebbe capire quale importante diritto è invitato a compiere mediante il voto. Dovrebbe capirlo quant’ancora vede di fronte a sé insicurezze, paure, crisi.
Quindi voi giovani, alla Costituzione dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come cosa vostra, metterci dentro il senso civico, la coscienza civica, rendersi conto - questa è una delle gioie della vita - rendersi conto che ognuno di noi al mondo non è solo, che siamo in più, che siamo parte di un tutto, nei limiti dell'Italia, e del mondo.
Ora, vedete, io ho poco altro da dirvi.
In questa costituzione di cui sentirete fare il commento nella prossime conferenze c'è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre glorie son tutti sfociati qui, in questi articoli e, a sapere intendere dietro questi articoli, ci si sentono delle voci lontane.
Ora, vedete, io ho poco altro da dirvi.
In questa costituzione di cui sentirete fare il commento nella prossime conferenze c'è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre glorie son tutti sfociati qui, in questi articoli e, a sapere intendere dietro questi articoli, ci si sentono delle voci lontane.

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